Anodizzazione per uso alimentare

Le leghe leggere possono vantare una serie di utilizzi particolari: l'esempio più calzante è sicuramente l'impiego dell'alluminio in cucina. Avendo a che fare con cibi di diversa natura e dovendo garantirne la genuinità e la freschezza, la lavorazione necessita in questo caso di una particolare delicatezza.

L'uso dei metalli nel settore alimentare, però, non si limita a questo: il processo di ossidazione anodica è effettuato infatti anche sugli elettrodomestici che vengono a contatto con il cibo e sui macchinari o sui loro componenti utilizzati per la lavorazione degli alimenti.

Una regolamentazione è stata fondamentale, data l'importanza dell'argomento: per questa ragione sono state studiate ed emanate le norme tecniche di produzione EN 601 e EN 602, che regolano la qualità dell'alluminio destinato al contatto con gli alimenti e fissano inoltre le caratteristiche di composizione chimica che deve avere per essere considerato adatto a questo tipo di impieghi. Queste norme sono divenute gli standard produttivi delle aziende aderenti ad "Alluminio in Cucina".

Bisogna però tenere conto del fatto che entrambe le norme applicano le seguenti definizioni:

  • Alluminio: metallo il cui tenore minimo di alluminio è del 99,0% in massa;
  • Lega di alluminio: materiale metallico nel quale l'alluminio è predominante. 

La norma UNI EN 601 specifica i tenori massimi degli alliganti e delle impurità presenti nei getti e nei prodotti ricavati dai getti di alluminio e leghe di alluminio destinati a venire in contatto con gli alimenti. Prevede, inoltre, la definizione di getto come prodotto finito, oppure prossimo alla sua forma finale, ottenuto per solidificazione di un metallo o di una lega dentro uno stampo. Esempi di getti sono le caffettiere, le bistecchiere, le griglie tostapane e i corpi di affettatrici.

La UNI EN 602 si concentra invece sui semilavorati e leghe di alluminio, intendendo con questa definizione i prodotti come le barre o i tubi, ottenuti da procedimenti di deformazione a caldo o a freddo, come l'estrusione, la fucinatura, la laminazione a caldo o a freddo, la trafilatura. 

La regolamentazione prevede l'esclusione dell'utilizzo di sali metallici come nikel o floruri come impregnante del poro formatosi durante la fase di ossidazione.
In questo caso si procede con un particolare fissaggio in acqua bollente nel quale si immerge il materiale anodizzato in acqua deionizzata o distillata vicina alla temperatura di ebollizione.

 


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